Sonntag, 13. Februar 2011

LE CHIESE DELLA DOMENICA - ANNO A - tempo ordinario


in preparazione
TEMPO ordinario - ANNO LITURGICO ‹A› 

II domenica dell'anno lit. A

Le chiese della domenica
Gesù può essere conosciuto come un uomo qualsiasi, i cristiani invece hanno la vocazione e il privilegio di riconoscerlo come il Figlio del Padre, la seconda persona della Trinità.
Parrocchiale di S. Vito - Egling an der Paar
Giovanni era un parente stretto di Gesù e sicuramente i due cugini si erano visti molte volte l'un l'altro, ma a un certo punto egli lo ‹vede› per la prima volta come il Messia che tutti aspettavano.
Gv. 1, 29-34
1) La ‹visione› di Giovanni consiste in una conoscenza eccezionale, che si può chiamare mistica, non perché sia misteriosa, ma perché si acquista al termine dello sviluppo razionale e forse solo dopo la morte fisica, oppure dopo una rivelazione speciale di Dio. È la conoscenza dei beati in Paradiso, ma non del tutto estranea anche a noi fin d'ora, se abbiamo un amore per Gesù dello stesso tipo che aveva il Battista per lui, o meglio, come quello della madre di Dio per suo figlio.

2) Giovanni, il Battista, vede venire Gesù da lui.
Era suo parente, lo aveva certamente incontrato tante volte prima, ma non aveva avuto la possibilità fino allora di conoscerlo come in questa occasione, infatti, egli dice: «Non lo conoscevo».
Il termine conoscenza ha almeno tre significati.
a) Conoscenza come metodo. È evidente che c'è una differenza tra conoscenza sperimentale e intuitiva oppure tra queste due e una cconoscenza analitico-deduttiva. Corrisponde pressappoco al significato della parola inglese ‹knowledge›.
b) Conoscenza descrittiva. È strettamente visiva. Produce immagini, non costruisce reciprocità. È frutto di una attività personale è sempre soggettiva senza un obbiettivo comune con l'oggetto conosciuto, che di per sè non è coinvolto nel fenomeno cognitivo se non come apparenza. È sempre contingente e occasionale. Rende conto di un rapporto sensibile; è avvertita, ma non approvata dalla volontà reciproca, anche se fosse scambievole. Raramente effettiva, mai efficiente. È una conoscenza che, per modo di dire, lascia il tempo che trova.
c) Unità cognitiva o efficiente. Quando la conoscenza è reciproca e quando è amministrata in comune. È quella tipica di due esseri che costruiscono una famiglia o quella del metaallurgico che cambia la pirite in ferro e cambia se stesso da uomo dell'età della pietra in quell'altro uomo dell'età del ferro. Corrisponde pressappoco al significato della parola inglese ‹acquaintance›.
In questo caso si tratta di una costruzione comune, reciproca e ‹ordinata›, ovverosia che presuppone un ordine nuovo dettato da una volontà voluta.
Una conoscenza del genere è ontologica e non più solamente logica, perché coinvolge realtà e non solamente qualità, pur in gradi diversi e con perfezioni minori o maggiori.
È ovvio che per generare un figlio è necessario il concorso non solo di due uomini, ma di una donna e di un maschio che cambia il rapporto dei due conosciutisi in una relazione parentale che non può più essere negata; nemmeno nel caso che non arrivi alla conclusione naturale di una amministrazione comune della conoscenza nell'esercizio di una normale famiglia umana. Una conoscenza del genere produce verità che non sono solamente corrispondenze, ma persino dati di fatto, incontrovertibili e indiscutibili.
Tutta questa descrizione succinta del significato del termine conoscenza serve per capire quale tipo di conoscenza Giovanni aveva con Gesù prima e dopo il Battesimo al Giordano.
Giovanni era coetaneo e parente di Gesù e le loro mamma avevano un rapporto amichevole. Le due famiglie si saranno incontrate diverse volte e, non solamente per sentito dire, Giovanni conosceva e stimava Gesù personalmente, ma dopo il battesimo lo vede in modo del tutto diverso, che gli fa dire: «Io non lo conoscevo», perché vede il Figlio su cui si posa lo Spirito del Padre (il Cielo). In questa occasione Dio stesso stabilisce una nuova conoscenza con l'uomo Giovanni e Giovanni da ‹precursore› che era, diventa ‹testimone› della divinità del Salvatore.
La conoscenza di Giovanni e la sua testimonianza, d'ora in poi, si riprodurranno indefinitivamente nei secoli in tanti altri Giovanni che sono i conoscenti di Gesù perche sono diventati quel dato di fatto che merita il termine e la definizione di ‹altri-Cristo›.
In quell'istante nasceva un'epoca nuova ben più diversa di quelle dell'età del ferro e della pietra, perché il Cielo si era sposato con la terra per costruire una nuova generazione.
Nella conoscenza dell’uomo con le cose materiali questa ‹conoscenza-costruzione› è gestita dal soggetto conoscente. La conoscenza nelle rrelazioni umane è amministrata da uomini in comune. Infine, quella dell’uomo con Dio è, per così dire, costruita da Dio stesso non senza l'adesione dell'uomo e produce un ‹redento›, cioè un uomo nuovo partecipe della vita di Dio.
Quando l’uomo conosce Dio in questo senso e quando non smette di costruire insieme a lui questa ‹conoscenza›, è sempre più nuovo ogni giorno che passa , e diventa santo perché, non solamente ‹vede Dio›, ma costruisce una ‹unità› con lui.
La missione di Giovanni fu quella di essere il ‹precursore› della venuta di Dio stesso sulla terra, la nostra è ovviamente ben diversa, ma è sempre un portare Dio nel nostro infinitamente piccolo per farlo crescere al di là di ogni misura umana.
III Domenica dell'anno lit. A
Un'epoca nuova
IL vangelo non è una informazione, ma è l'inizio di una nuova epoca, sempre attuale e storica, sociale e personale.

S. Gerorg - Eresried De
Dopo l'arresto di Giovanni il Battista, Gesù lascia Nazaret per salvare la propria incolumità e, nello stesso tempo, ponendo in atto una profezia biblica, comincia la sua missione pubblica. A questo fine chiama i primi quattro discepoli e comincia a visitare i vari paesi della Galilea annunciando la buona novella e curando malattie e infermitá.
Mt. 4, 12-23
Gesù lascia Nazaret, la vecchia società, le abitudini consuete e gli apostoli con lui compiono la stessa decisione, non tanto per la scelta di una patria nuova o di una società rinnovata, ma per costruire il regno di Dio: non si tratta di un’opera umana, ma della nascita della chiesa che è un’opera divina.
Molti hanno seguito Gesù per aver ottenuto la guarigione da qualche malattia, oppure per aver mangiato il pane che egli ha moltiplicato, ma qui c’è una chiamata-incarico da parte di Dio, ben differente dalla scelta di chi cerca una utilità propria o una convenienza sociale. Qui non si tratta di miracoli, perché il vero miracolo è Gesù stesso e non altro: nell’oscurità di questo mondo si è levata la Luce e non un lumicino in più.
IV Domenica dell'anno lit. A
Senza opportunismi
Il programma del Vangelo è senza illusioni e senza opportunità egoistiche.
Gesù inizia la sua missione con il discorso sulle beatitudini.
È un programma fatto per persone che non temono le difficoltà a costo di essere crocifisse come Gesù, ma come lui sempre risorte.
Mt. 5, 1-12

 Parrocchia di Wabern De
1) Chi, infatti, semina discordie e calunnie non ha bisogno di prediche per convertirsi; ha bisogno, invece, della sua insofferenza e della pazienza dei calunniati per accorgersi che sbaglia.

2) Il Signore stima i pensieri e le azioni dell’uomo in base al bene, e non all’utile momentaneo, che esse producono. Non siamo a questo mondo per diventare un po’ meno poveri di ieri, ma per essere sempre più ricchi di amore, ovverosia essere giusti, misericordiosi portatori di pace, in pratica, per prepararci a vivere nell’eternità e non nella contingenza, nell’amore di Dio e non nella necessità umana. Ora il modo più efficace per affermare il bene sta nel redimere il male – Gesù lo ha fatto prima di noi per darci la possibilità di rifarlo insieme a lui – mentre il modo più istintivo per diffondere il male sta nel opporsi ad esso solo con qualche rimedio momentaneo e parziale, che non è ‹il bene›, semmai solo un ‹meno male›.
V Domenica dell'anno lit. A
L'Ideale
Un Ideale da vivere. Una meta da raggiungere!

Chiesa del patriarcato di Costantinopoli - Istanbul
Quando Gesù diceva ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra .[...] Voi siete la luce del mondo», additava ad ogni Cristiano di ieri e di oggi un Ideale e una meta da raggiungere e lo designava a rappresentare con la sua vita la sapienza dello Spirito e la verità del Vangelo.
Mt. 5, 13-16
1) Tutti gli uomini sono chiamati a diffondere il bene di Dio sulla terra e a portarlo in cielo. I cristiani che vivono il Vangelo non sono dei privilegiati, ma dei realizzati.

2) Non si vive per morire, ma per risorgere tra gli angeli e i santi al cospetto di Dio. La strada è semplice, il cammino arduo: basta fare passo dopo passo e ricominciare sempre da capo, per non fermarsi mai.

3 È talmente diverso il sapore e la luce del cristianesimo che alle volte si preferisce una vita annoiata al posto di un Ideale che richiede una vita impegnata. In questo caso, anche se non c'è colpa, esiste
tuttavia il danno e, ...‹chi è causa del suo mal, pianga se stesso›.                                                                                

4)Il sale conserva.
È l'immagine della conoscenza deduttiva (retrospettiva - riflessiva - delle correzioni e degli inventari).
La luce illumina.
È l'immagine della conoscenza induttiva (anticipatrice - delle prospettive e dei propositi).

5) Tra essere esistere e spirito di un uomo c’è una unità naturale, per questo un uomo senza virtù non è più uomo, come il sale quando è senza sapore non è più sale, perché, a differenza degli animali, egli possiede non solo il ‹proprio› della natura dell’essere, ma anche un esistere fatto di opere e di ragione e, soprattutto, anche l’energia di uno spirito manifestata nelle virtù.
VI Domenica dell'anno lit. A
Senza mezze misure
Dio ci chiede una onestà a tutta prova, senza discussioni,  senza compromessi e senza paura.

St. Moritz - Ingolstad - De
Gesù non vede un mondo di gente che ‹vive il male›, ma di gente che fa il bene prima di morire e che, dopo la morte fisica, ‹vive il Sommo Bene›; infatti: "Se con una mano lavori per cercare egoisticamente solo quello che ti conviene e con l'altra danneggi il tuo prossimo, allora costruisci un mondo falso, dove non ci si può mai intendere, perché si vive in una continua guerra, per morire in un eterno inferno".
Mat. cap. 5, 17-37.  
Qualche filosofo – con una affermazione psicologica, ma non filosofica – ha sostenuto che le persone che credono nelle cosiddette verità della metafisica si esprimono in modo esagerato ed entusiasta, estra-normale.
Noi, che non solo ammettiamo la metafisica, ma che crediamo in Dio, abbiamo fiducia che egli ci puó aiutare a raggiungere la massima delle esagerazioni possibili, che è la perfezione nell'ambito della nostra natura.
In ogni caso da Gesù-Dio non ci si possono aspettare mezze misure.
VII Domenica dell'anno lit. A
Impeganati a fare il bene
Chi è impegnato ad amare Dio e il prossimo non trova il tempo per odiare i nemici di Dio e del prossimo.
Io [Gesù] vi dico: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti».
Mat. cap. 5,38-48

Le chiese di Norimberga - De
1) Foucauld non è andato in Algeria per colonizzarla, ma per difendere i Tuareg e i poveri dall'assalto dei predoni.
Teresa di Calcutta non ha costruito campi di concentramento, ma ospedali e opifici.
Si può rimediare al male, quando si è pratici nel benvolere.
È più facile fare il male, quando si è esercitati nell'odiare.
2) Come un problema difficile è un nemico per la ragione, così una persona impossibile è un nemico per l’affettività.
Come non si può rinunciare a risolvere i problemi, così non si può rinunciare ad amare i nemici, perché senza amore non si risolve alcun problema, nemmeno quello delle persone impossibili.
Ma, senza l’intervento di Dio, si può arrivare a tanto?
Dio non ha bisogno di suggerimenti, ma quello che possiamo fare noi diventa un dovere, del resto, nelle difficoltà e nelle persecuzioni o si patisce per amore o per necessità.
INCISO
Dispettucci e dispettini - favola
Nel lontano 1995, che se non è un secolo fa, era un tempo in cui oltre a esser medico facevo anche l'editore di me stesso, tra le favole che scrivevo per i giovani clienti del mio ambulatorio, una* è quanto mai attuale a commento del vangelo di oggi, così sono andato a ripescarla, per il gusto di leggerla.

Una volta il Diavolo, vedendo quanto fosse facile convincere
      qualcuno a fare il male con la prospettiva di cavarne un guadagno, si rammaricava a morte nel vedere che nessuno lo volesse fare per puro spirito di perfezione, senza alcun interesse, ma solo per odio e pura cattiveria.

C'era una volta un Diavolo per bene
Infatti vedeva con dolore gli uomini avviati verso un destino di mediocrità, senza poter godere di quella luce vivida e crudele che dona tanto fascino e splendore alla sua presenza. D'altra parte, a ben considerare le cose, si accorgeva anch'egli che non avrebbe mai potuto conseguire successo, se si ostinava a presentare loro così alte ed inaccessibili vette di virtù. Avrebbe invece dovuto incominciare dal poco, passo dopo passo, ad insegnare la strada di un cammino, sì aspro, ma tanto promettente.
E nel pensare le prime mosse da proporre, cominciò a considerare con più attenzione i piccoli dispetti, i dispettucci senza senso, tanto insignificanti e di così poco conto che non sono mai presi sul serio, facili da fare che sembrano solo un gioco, così innocenti che nessuno può recriminare; eppure proprio loro fatti senza guadagno, senza interesse, ma solo per la gioia di dar fastidio a qualcuno o di rovinare un poco qualche cosa.
E più li contemplava, e più li vedeva necessari, splendidi inizi di una carriera, fatta di puro spirito di dedizione al male ed alla cattiveria.
Vedeva gli annunci strappati, i segnali stradali rimossi, le scritta sulle mura, lo sporco per la strada, la roba rovinata, i piccoli furterelli, i fastidi per gli amici e tutto per un gioco innocente e solo per allegria.
Si immaginava un mondo di gente cupa, perché solo attenta a rovinare la gioia agli altri e di altra gente che si ingegnava a rendere la pariglia, arrabbiata e senza soddisfazione, in un posto noioso e brutto, e non voleva esser disturbato in questa sua contemplazione, felice di esser finalmente sicuro che quelle mete che sarebbero state impossibili a pochi, stavano per diventare patrimonio della intera società.
Insomma, a farla breve, mentre lui contemplava beato un mondo così fatto, noi invece l’abbiamo talvolta a sopportare, armati di pazienza e buona volontà.
*Estratto da ‹C'era una volta un Diavolo per bene›.

Massime
Un mondo senza odio e senza nemici non esiste
se non lo si costruisce con, e per, amor di Dio.

La miglior difesa
è il perdono.

Le inimicizie che sopportiamo ci aiutano
a correggerci dalle inimicizie che provochiamo.

Non lasciarsi mai coinvolgere
dalla spirale dell'odio.

Non cercare e non farsi dei nemici
per credersi in diritto di odiare.

Odii il tuo nemico?
Ti capisco, ma non combinerai niente!
Ami il tuo nemico?
Non ti capisce il mondo, ma ti ricompensa Dio!

Il dolore nel sentirsi odiati
ci insegna a non odiare.

L'odio è la peggiore delle malattie infettive:
supera l'isolamento per diffondersi a macchia d'olio.

È più facile difendersi dall'odio degli altri
che non dal nostro odio per gli altri.

Si porta la croce per amare
si porta la spada per odiare.

Mai più la guerra!
Eccetto le liti che facciamo noi?

Con l'odio non si fa mai la pace
con le liti si fa sempre guerra.

Si celano gli imbrogli
non si può nascondere l'odio.

Una volta imparato ad amare chi ci odia
diventa facile fare i miracoli,
per aver già cominciato col più grosso.
VIII Domenica dell'anno lit. A
La natura insegna
La vita e la natura sono sacre, perché sono il bene del Padre partecipato ai figli.
«Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?».
Mt. 6, 24 - 34
S. Giorgio - Lützelburg (Gablingen) - De

1) Infatti, Dio crea sempre e non distrugge mai, genera sempre vita, persino dopo-morte.

2) Perché fidarsi di Dio?
Ai tempi di Gesù non c'erano le assicurazioni sociali che promettevano la tranquillità in vecchiaia, ma forse non c'era nemmeno l'inflazione galoppante e l'indebitamento attuale. Non c'erano i medici che promettevano la salute, ma non c'era nemmeno l'aids che è la pesta del 2000. Vivere non significa solamente consumare: infatti, non si vive per scavarsi una fossa, ma per prepararsi al e per preparare il paradiso.
INCISO
3)Una favola a commento:
Il principe dell’universo.
C’era unavolta unprincipe, comparso come per incanto in una splendida reggia grande come l’intero universo, illuminata, di notte, dalle luci delle stelle del cielo e, di giorno, dall’abbagliante chiarore del sole. Intorno a lui facevano corona una quantità enorme di gente che andavano e venivano per non lasciarlo solo e senza fortuna. Non gli mancavano nemmeno la fatica e le difficoltà, per dimostrare il suo valore nel saperle superare. Aveva a sua disposizioni le ricchezze più varie e più utili che avesse mai sognato, senza poterne nemmeno valutare tutte le riserve. Una quantità senza numero di animali e le piante più diverse gli fornivano cibo in abbondanza per imbandire le sue mense. Insomma era il principe di questa terra, ma egli non lo sapeva, perché non conosceva il più grande, il più potente ed il più magnanimo Re di tutti i re del mondo e, malauguratamente, non sapeva nemmeno che era suo Padre. 
Ecco perché, alle volte, conduceva la sua vita nelle strettezze, senza soddisfazioni e nella noia di tutti i giorni uguali, mentre avrebbe potuto rivolgersi a lui per vivere nella pace e nella felicità.
IX Domenica dell'anno lit. A
La roccia
Quando cadono le illusioni rimane in piedi la verità.
Meglio senza un tetto sulla testa che senza una base sotto i piedi.
[...] Un uomo costruì la sua casa sulla sabbia. Venne la tempesta che spazzò via tutto quello che aveva costruito.
Mat. 7, 21 - 27

Porta della chiesa di Kissing vecchio - De
1) Ho costruito sulla sabbia del mio nulla, oppure sulla roccia della volontà di Dio?
Ebbene, venga la rovina del mio nulla, purché rimanga la roccia della volontà di Dio, perché solo a questa conviene aggrapparsi!
Ti ringrazio, o Signore, per la tempesta che mi hai mandato, perché mi hai aperto gli occhi.
2) Altre volte Gesù paragona la vita della grazia con lo sviluppo dell’‹esistere› di un seme, oppure con la preziosità di un tesoro o la bellezza di una perla, immagini dello ‹spirito›, qui parlando di una casa, figura di una proprietà, sembra riferirsi all’‹essere› dell’uomo costruito in base ad un progetto, secondo la volontà del Padre, rivelata dal Figlio. L’uomo in grazia di Dio non è solamente un esistere senza impedimenti, o uno spirito che non si può svalutare, ma è anche un essere che non muore, malgrado sia insidiato dal male fisico e da quello morale.
X Domenica dell'anno lit. A
Seguire Gesù
Ci disprezzano? Perchè?
Perchè abbiamo seguito il Signore?
Questo è il nostro onore!
O, forse, ne abbiamo qualcun altro di pari valore?

Gesù chiama alla sua sequela Matteo, un esattore delle tasse, un impiegato a servizio del potere straniero, inviso da tutti. I suoi amici e i suoi colleghi si congratulano con lui e gli fanno festa.  Gesù si unisce alla loro gioia, senza temere le critiche dei ben pensanti, infatti, rispondendo a loro, spiega anche a noi: «Misericordia io voglio e non sacrificio. Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Mt. 9, 9 - 13
Gesù ha costruito la chiesa scegliendo gi apostoli, ma ha cominciato salvando gli ammalati, i poveri ed i peccatori, raccogliendo quindi persone considerate di poco conto, quelle che erano rifiutate dagli altri.
Anche per noi non si tratta di essere più o meno stimati e riconosciuti, ma di seguire Gesù. Si tratta non tanto di cercare onori, ma di ricevere la salute eterna, ovverosia di essere amati da lui per sempre e non di essere amati da noi stessi o da qualcun altro, per quel tanto che può durare.
XI Domenica dell'anno lit. A
I miracoli d’oggi giorno
Il dovere è quell'unico miracolo che non si può mai rifiutarsi di fare.
Gesù sceglie i primi apostoli, li prepara e li incarica di annunciare il vangelo. Nella loro bisaccia deposita le istruzioni necessarie: "Cacciate i Demoni. Fate del bene specialmente ai più bisognosi. Non cercate compensi, non cercate moneta, non appoggiatevi nemmeno al vostro bastone".
Mt. 10, 1 - 10

S Martino, Merching - De
È un miracolo più grande sanare i lebbrosi o cacciare i demoni?
Ma, affinché possiamo credere alla cacciata dei demoni, ancor oggi ci sono molti miracoli, come a Lourdes, o come a Pietralcina quel miracolo che è l’ospedale costruito da un frate senza soldi, che era padre Pio. Ogni uomo è chiamato a fare i miracoli cominciando con il vincere la tentazione di non fare il bene.
XII Domenica dell'anno lit. A
Senza titubanze
Non temete le opposizioni e le incomprensioni.
Quello che io [Gesù], anche oggi, vi dico nelle tenebre e nelle difficoltà ditelo chiaramente.
Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima. Perfino i capelli del vostro capo sono contati.

Parrocchiale di Oberlauterbach - De
Mt.10, 24 - 32
Quando ero ancora giovane, io pensavo che questo vangelo valeva per i primi cristiani che spesso dovevano affrontare il martirio, non per noi che viviamo in un mondo dove il cristianesimo, o poco, o tanto si è già affermato, ma forse queste mie vecchie riflessioni dipendevano dal fatto che non avevo ancora capito come fosse urgente e doveroso riconoscere Gesù davanti agli uomini. Anche, e soprattutto oggi, chi testimonia Dio non deve temere di essere esonerato dal dimostrare il suo amore, proprio quando costa.
XIII Domenica dell'anno lit. A
Difficile ma possibile
Dio ha ‹disegnato› l'uomo a sua immagine e somiglianza.
Gesù ha chiamato – ma anche responsabilizzato ­– i suoi discepoli, e specialme gli apostoli, a essere degni di lui: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me, chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me, chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me».

Beata Edigna a Puch -De
Mt. 10, 37 - 42
La dignità dell’uomo consiste nell’essere degni di Dio.
Una dignità del genere non ha prezzo, ma non ha nemmeno misura, perché supera le possibilità umane, tuttavia c’è una strada accessibile per raggiungerla: accogliere coloro – gli apostoli – che Dio ha inviato per realizzare questo scopo: rimanere, in pratica, nell’unità della chiesa.
XIV Domenica dell'anno lit. A
Salute senza fatica
In quel tempo Gesù disse: «[...] Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».
(Mt. 11, 25 ss.).
  Oberlauterbach - De
1) Una cellula sana di un corpo sano non fa fatica a far la sua parte per contribuire a mantenere la vita dell’intero corpo. Se noi siamo uniti a Gesù nel suo corpo mistico, quel che dobbiamo fare non è più così faticoso, come potrebbe sembrare a prima vista, ma è un partecipare alla sua vita.
2) La fatica di migliorarsi sempre, quando è scelta, diventa un allenamento e non un peso, infatti, ci si può allenare perfino a faticare senza stress. La scelta tuttavia è possibile e logica solamente se è finalizzata al bene e, il bene, è sempre personale, cioè voluto da qualcuno per un altro, e mai indifferente. Solamente ciò che è fatto in onore del ‹Sommo Bene› è logico, possibile e lieto
XV Domenica dell'anno lit. A
Per un plus o un minus
Per ottenere uno scopo, si deve impiegare un mezzo adatto.
La parola del Signore è ‹il› – e non ‹un› – seme o la ‹ragione› o il mezzo, sia come incentivo, sia come efficienza, di opere. Come tutti i capitali rende solamente se viene impiegata e rende più o meno se impiegata bene o male.
Mt. 13, 1 - 23


Basilica di S. Abbondio Como - It
Io posso non vivere la ‹parola› a causa delle persecuzioni, oppure per via delle preoccupazioni, ma anche più semplicemente senza alcun motivo, per pura distrazione. In altre parole, io posso fare le mie cose in due modi: o mettendo in pratica le parole di Gesù, oppure dimenticandomi dei suoi insegnamenti e, quel che è peggio, della sua amicizia. Posso quindi fare un sacco di cose, ma senza un vero e ultimo perché e, alla fine, trovarmi a mani vuote; invece, posso essere attento al Signore sempre, subito, senza perdere un istante e, allora, valorizzo ogni attimo della mia vita; poi verranno le preoccupazioni e le persecuzioni, ma io mi sarò già abituato a non perdere la guida e l’amicizia di Gesù per poterle superare.
XVI Domenica dell'anno lit. A
Le parabole di Gesù
Il bene dura sempre e fa vivere sempre chi lo fa.
Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo, e tutti gli uomini possono diventare padroni di un campo o di un ambiente o ancora di conoscenze, di amici e così via, purché siano capaci di seminare il bene dovunque e in ogni caso. Un regno così è il più felice e il più promettente tra tutti quelli che si possano desiderare. A un cero punto può venire il Diavolo a seminare il malcontento, la critica astiosa, le inimicizie per convenienza e magari solo per insoddisfazione e cattiveria. È così; e non c*è rimedio. Solo il Signore, al tempo della mietitura, conserverà il bene e onorerà i buoni, mentre castigherà il male e chi lo ha fatto.
(Mt. 13, 24 ss.).
1) Si possono fare due errori a proposito del bene e del male. Il primo è di crescere come zizzania, ovverosia di non essere un bene, come invece lo è il grano. Il secondo è di presumere che si possa giustiziare la zizzania, la zizzania, che è mancanza di prudenza e di ordine. In ogni caso, il male è una mancanza di bene e il disordine è una mancanza di ordine, ma quel che è mancante non può durare, per il semplice fatto che ‹mancante›: è sinonimo di morente in permanenza, ovverosia di ‹morte eterna›.

2) Il male è una mancanza di bene. Sia il male, sia il bene dipendono dalla volontà che rovina la natura e, oppure, che offusca la ragione. La volontà è sempre di una persona e non di un realtà occasionale o contingente. Chi fa il male è una persona, ovverosia è il Diavolo, cioè il ‹nemico›, sia uno spirito angelico, sia un uomo in carne e ossa.
XVII Domenica dell'anno lit. A
Un regno senza confronti
Ricchi di virtù, allora, ricchi di sapienza.
Il regno dei cieli è il tesoro delle virtù.
È la perla preziosa della coscienza.
È anche una rete gettata nel mare, per raccogliere tutti in amicizia e in partecipazione reciproca che, di per sè, rifiutano il male e chi lo fa.
Gesù conclude: «Avete capito tutte queste cose?». [...] «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Mt. 13, 44 - 52
Ogni popolo ha la sua cultura e le sue ricchezze, ma il popolo del regno dei cieli è fatto di persone ricche di beni che valgono.
Ogni uomo ha quel che possiede, ma quel che ha, serve solo per comperare quel che vale.
Non bisogna sciupare i doni che abbiamo ricevuti dal Signore
XVIII Domenica dell'anno lit. A
Due re
Chi ama e serve è re, chi domina e opprime  è usurpatore.
Il re Erode convive con la moglie di suo fraatello. È uno scandalo pubblico, ma nessuno lo avverte. Solamente Giovanni ha il coraggio di protestare e, il re, per salvare la faccia, lo mette in prigione e lo riduce al silenzio, finché, a un certo punto, sotto le pressioni della concubina, lo mette a morte.
Gesù è un congiunto di Giovanni, teme l'eventuale oppressione di Erode e si rifugia in una terra isolata: il deserto. Ma le folle, lo seguono dalle città vicine. Egli continua così la sua missione di guarire e di salvare.
Sul far della sera, i discepoli gli dicono: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla...”. Ma Gesù risponde: “Non occorre; date loro voi stessi da mangiare”.
Tra tutti i presenti non si trovano che cinque pani e due pesci.
Gesù li prende in mano, recita la preghiera prima dei pasti e li consegna ai discepoli per distribuirli ai presenti: cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Mt. 14, 3 - 21
Giovanni riferisce sia la tirannide di Erode, sia la sovranità di Gesù. (Gv, 6, 14). Si tratta di due re a confronto. Uno nell’atto di impersonare maggiormente l’‹idea› di un potere, non quella di autorità, mentre Gesù incarna un ‹ideale› che la «folla» dei sudditi anela, anche se, a prima vista, sembra in cerca solamente di un ‹utile›, che di per sé non è ancora l'‹Ideale›.
XIX Domenica dell'anno lit. A
A rischio di affondare
Il Signore, quando ci rimprovera di aver poca fiducia in lui, non vuole castigarci, ma ci stende una mano per salvarci.
Gesù cammina sulle acque nella tempesta di una notte burrascosa per raggiungere la barca di Pietro che affronta il mare...
Gli apostoli lo vedono come un fantasma e gridano terrorizzati, Gesù li tranquillizza. Pietro allora gli chiede di raggiungerlo a piedi camminando sull'acqua. Gesù lo accontenta e Pietro s'incammina, ma a un certo punto affonda. Allora Gesù gli stende la mano e lo trae in barca rimproverandolo della sua poca fede.
Mt. 14, 22 - 31
Noi amiamo Gesù, per questo, spontaneamente vogliamo imitarlo perfino nel camminare sulle acque di un mondo in tempesta ma, poi, abbiamo paura e rischiamo di affondare…
Quando riponiamo la fiducia nelle nostre ragioni e nelle nostre forze, al posto che nelle ragioni del vangelo e negli aiuti del Signore ci viene a mancare il perché stesso della vita e il coraggio per affrontarla, con la conseguenza inevitabile di rischiare il naufragio.
XX Domenica dell'anno lit. A
Ostinazione
Una straniera e per di più pagana, chiede il miracolo della guarigione della figlia, ma Gesù non le risponde nemmeno. I discepoli intercedono per lei al Signore: "Esaudiscila, vedi come ci grida dietro". La donna insiste, ma Gesù è irremovibile: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele [...] Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini».
La donna insiste ancora: "È vero, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.
Gesù è conquistato dalla fede ostinata della donna che, quando torna a casa, trova la figlia guarita.
Mt. 15, 21 - 26
Gesù cambia parere per dare a noi la possibilità di rimanere ostinati nell’avere fiducia in lui.
Chi è ostinato nella verità non solo mostra di possedere una intelligenza non comune, ma anche riesce a guadagnare tutto ciò di cui ha bisogno.
Del resto, come potremmo dubitare dell’aiuto del Signore quando perfino i nostri compagni di viaggio, anzi gli stessi apostoli della chiesa, intercedono per noi presso di lui?
XXI Domenica dell'anno lit. A 
La rivelazione
La partecipazione richiede la responsabilità.
A differenza del parere di molti, che stimano il valore di Gesù pari a quello dei grandi profeti, Pietro a nome degli altri apostoli confessa al Signore: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato tu, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Mt. 16, 13 - 20
Il potere delle chiavi è una delle più grandi partecipazioni di Dio ad un uomo. Pietro ha meritato questa grazia, perché ha accolto la ‹rivelazione› del Padre.
Anche noi, come membra di un unico corpo, siamo, in qualche modo, chiamati a partecipare a questo dono aderendo alla rivelazione ed alla grazia di Pietro (vedi Gv. 15, 12 - 17).
Si tratta del miracolo dell’unità con Dio e tra gli uomini, che fa diventare Pietro responsabile dell’intera chiesa, ma che non dispensa noi di essere corresponsabili con lui.
XXII Domenica dell'anno lit. A
Senza illusioni
La croce di tutti i giorni non ci libera dalla morte, ma ci assicura la resurrezione.
Lo stesso Gesù, che gode della nostra fiducia, come già di quella degli apostoli, sembra metterla in dubbio preavvertendo che sarà condannato a morte. Pietro atterrito e sbalordito rimprovera il Signore in privato e, Gesù, di nuovo, e in pubblico, lo ammonisce: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Poi soggiunge: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua, perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». 
Mt. 16, 21 - 28
Noi viviamo per arrivare alla risurrezione e all’incontro con Gesù.
Non siamo tuttavia degli illusi, infatti, sappiamo per esperienza di dover affrontare il rinnegamento e la croce di ogni giorno che, se non è un Calvario come quello del Signore, è pur sempre quello che pesa su deboli spalle. La stessa resurrezione, che dovrebbe riempirci il cuore di gioia esige la rinuncia al nostro modo abituale e opportunista di vivere su questa terra.
XXIII Domenica dell'anno lit. A
Se figli, allora fratelli
Tra conniventi ci si aiuta per ‹un› utile, tra fratelli ci si ama per ‹il Sommo Bene›.
Se siamo fratelli testimoniamo al mondo di avere un unico Dio per Padre, mentre se tolleriamo il dissidio e la contesa ci auto scomunichiamo senza volerlo.
Gesù ci avverte: «In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».
MT. 18, 15 - 19
Se non ci amiamo come fratelli, amiamoci almeno perché siamo tutti figli di un unico Padre; perché egli non ci può accontentare se siamo divisi tra noi, infatti, se lo facesse, implicitamente approverebbe le nostre inimicizie, come se fossero insolubili.
XXIV Domenica dell'anno lit. A
‹Perdonare› per ‹partecipare›
Chi vuol costruire la pace non lavora a cottimo.
Dio ci tratta come noi ci trattiamo. Infatti come può essere generoso con noi se noi non lo siamo nemmeno vicendevolmente tra noi? Chi è duro ed esigente con il suo simile, come può attendersi un superiore indulgente?
MT. 18, 21 -35
Quando una mamma ama il suo piccolo avverte di aver ricevuto in dono l’amore ed è felice; quando un uomo perdona, avverte di aver ricevuto in dono la grazia del perdono ed è in pace. Ogni uomo è un dono di Dio per il suo simile e quando dona avverte una maggiore unità con Chi lo ha innondato di doni: infatti, ha l’impressione di essere un ‹poco-Dio› per il suo fratello.
XXV Domenica dell'anno lit. A
Il valore di una giornata
Il Signore ci aspetta a sera come un amico, anche se alle volte abbiamo pensato che fosse un padrone.
Gesù racconta una parabola, per così dire, curiosa specialmente ai nostri tempi.
Un padrone cerca operai sulla piazza del mercato e non contento ritorna sempre a cercarne degli altri prima che tramonti il sole. Alla sera consegna la paga pattuitta ai lavoratori e tutti loro si stupiscono di ricevere un compenso uguale, sia i primi che hanno sopportato la fatica di un'intera giornata, sia gli ultimi che hanno cominciato a lavorare al tramonto del sole.
Come mai?
Il padrone ha dato quel che avevano bisogno e non solamente quello che si erano meritati!
Gesù stesso commenta: «Sei [forse] invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».
Mt. 20, 1 - 16
Effettivamente è solo a sera che si riconosce il valore di una giornata: sembra che sia necessario essere vicini alla morte per cominciare a capire come sia fatto il regno di Dio, perché ci si accorge come sia stato poco importante il lavoro che abbiamo compiuto, e quanto grande invece è la bontà del Signore che ci aspetta per ricompensarlo. Non bisogna scoraggiarsi quando si ricordano tante cose fatte male e tanti ravvedimenti acquisiti solo in tarda età, perché altrimenti si metterebbe in dubbio la generosità e la comprensione di Dio nei nostri riguardi.
XXVI Domenica dell'anno lit. A
Kyrie eleison
Rmediare è sempre il modo migliore per ottener perdono.
Gesù mette a paragone due figli dello stesso padre, l’uno che non si pente di essere in disaccordo con lui e l’altro che si pente di averlo contraddetto. È ovvio che quello che si è pentito passa avanti nell’amore del padre.
Mt. 21, 28 - 32


Il duomo di Monaco - De
Kyrie eleison (Signore pietà) sta all’inizio di ogni preghiera e tutta la vita è una preghiera, che consiste nel compiere la volontà del Padre, anche quella che in un primo tempo non eravamo ancora riusciti a fare come egli ci aveva richiesto.
XXVII Domenica dell'anno lit. A
La vigna del padrone
Diffondere il bene per conservarlo e per aumentarlo.
Gesù racconta la parabola di un padrone che ha dato la sua vigna a dei contadini per curarla e coltivarla. I vignaioli si comportano come se fossero i padroni della terra ricevuta, al punto che, alla prima occasione, uccidono l'unico erede di diritto.
La parabola è una profezia della crocefissione del Signore e, sotto certi aspetti, è anche una profezia di come noi alle volte trattiamo la natura, senza sapere Chi ce l'ha data.
Gesù concludeva il suo discorso agli uditori: «Vi sarà tolto il regno e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare».
La conclusione era rivolta agli Ebrei, ma noi non possiamo ascoltarla senza qualche preoccupazione.
Mt. 21, 33 - 44
Gesù non rimprovera i vignaioli perché non hanno lavorato, ma perché hanno lavorato esclusivamente per proprio tornaconto, senza riconoscere che la vigna era stata loro solamente affidata. I doni di Dio non servono per arricchirsi di cose, ma per arricchirsi di bene reciproco a mo' dell'amore di chi ce li ha dati.
XXVIII Domenica dell'anno lit. A
Il banchetto del re
Con Dio non si scherza: meglio esser üronti a una sua chiamata, per prepararsi a grandi imprese.
Nel regno di Dio terra e cielo si sposano a vicenda e il Signore ha preparato un banchetto per celebrare l'evento. Nel regno di questo mondo la terra non può ospitare il banchetto nuziale, perché è angusta e fatta di gente angusta.
Meglio riconoscere i nostri limiti perché in questo modo il Re stesso verrà a cercarci per portarci nella sua reggia. L'importante da parte nostra è di esser pronti a questo incontro.
Gesù ci avvisa: «Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti».
Mt. 22, 1 - 14
Nel regno dei cieli alcuni rifiutano i doni di Dio e altri li accettano come se fossero costretti ma, anche in questo caso, sarebbe un affronto prenderli per pura convenienza, omettendo di riconoscere la generosità del Donatore.
In questo mondo invece, generalmente tutti noi abbiamo sempre bisogno di questa o quell’altra persona che diventa così per noi importante, ma non sempre otteniamo udienza e mai un interessamento che sia risolutivo, mentre per arrivare al Signore non è necessario fare anticamera, perché egli stesso è già venuto tra noi in un giorno di festa.
XXIX Domenica dell'anno lit. A
La moneta di Dio
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt. 22, 21).
I farisei vogliono eliminare Gesù, semplicemente perché ha una autorità che loro invece non hanno e un ascendente che oscura quello che loro vorrebbero avere e invece non hanno. A questo scopo cercano un pretesto legale e, come in molti casi simili, lo accusano di non pagare le tasse. In pratica, fin che si tratta di teorie si può discutere, mentre quando si tratta di soldi, bisogna esser pronti a pagare. Gesù è pronto a pagare, infatti, è disposto a mettere in discussione la sua autorità, ma proprio per questo, non per vincere, bensì per convincere. Gesù è il Dio che ama anche gli esattori delle tasse, ma che non odia coloro che odiano gli esattori. La religione di Gesù è universale e non è legata a un partito politico.
Mt. 22, 15 - 21
Alle volte l’immenso tesoro di beni che possiamo desiderare e che vorremmo possedere diventa una provocazione per il nostro egoismo. Se, invece, ci accorgiamo che ogni cosa e ogni nostro simile è come una moneta preziosa che porta una iscrizione ed una effigie – quella di Dio –, allora riconosciamo nei doni ricevuti l’amore del Dio dei doni, ovverosia gli siamo riconoscenti e, nello stesso tempo, diventiamo liberi dalle provocazioni degli uomini e dalle necessità della vita.
XXX Domenica dell'anno lit. A
È più importante amare
Amare per capire, capire per amore.
Ancora una volta i farisei cercano dei pretesti per eliminare Gesù, se non di fatto, almeno di diritto e gli pongono delle questioni dottrinali: "Maestro qual è il più grande comandamento della legge, o in altre parole a chi dobbiamo ubbidire?". Gesù non ha dubbi: "Amare Dio e servire il prossimo".
Mt. 22, 34 - 39

Monaco Chiesa dello Spirito Santo - De
È più importante amare o conoscere?
Amare! Perché chi ama può perfino conoscere e riconoscere.
È più importante amare o essere impegnati?
Amare! Perché chi ama non può mai essere uno scansafatiche.
Chi ama veramente non cerca scuse razionali per fermarsi davanti alle incomprensioni e non smette di operare il bene nemmeno davanti ai nemici.
XXXI Domenica dell'anno lit. A
Avere tutto senza pretendere niente
Un maestro valido: solamente e sempre il Signore!
Non si può obbedire una persona che non merita la nostra stima, per questo i farisei, che vogliono comandare, vogliono anche imporsi con una fama non sempre meritata tanto che, pur di essere apprezzati, cominciano a disprezzare chi deve obbedire.
Gesù è venuto a liberarci anche da chi comanda: "Dicono per essere apprezzati, ma non lo fanno, ebbene, fatelo voi, ma non sbagliate mai se fate sempre solo quello che Dio vuole".
Mt. 23, 1 - 12

La chiesa di Vipiteno - It
I fratelli si aiutano a vicenda e non si comandano a vicenda, cercando di imporsi l'uno sull’altro. È vero che sentiamo il bisogno di essere consolati e riconosciuti, ma l’amore non si può pretendere, mentre lo si riceve in dono se lo si sa donare. Quando noi non pensiamo a noi stessi, ma ci aiutiamo come fratelli, allora lo stesso Padre pensa a noi.
XXXII Domenica dell'anno lit. A
Le dieci vergini
Chi ama non vanta pretese, ma assume responsabilità. L’amore che poggia su dei diritti ha già rinunciato alla propria dignità.
Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che si preparano a far festa allo sposo che viene, illuminando con le loro lampade la sala del convito. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte con l'olio per le lampade di stretta misura; le sagge invece, senza tirchieria e non senza previdenza. Lo sposo è in ritardo e sembra non arrivare mai, così chi ha poco olio, nel perdere tempo a cercare quel che gli manca, perde l'invito.
Mt. 25, 1 - 13
Per un cristiano non vale del tutto il proverbio: ‹Dio vede, Dio provvede›, perché anch’egli deve provvedere quasi come se Dio non esistesse, altrimenti ama Dio per convenienza e non per elezione. È proprio di chi ama far la parte dell’amato anche quando sembra mancare. In altre parole, chi ama veramente Dio non si aspetta di essere sempre beneficato, ma comincia egli stesso, in un certo senso, a beneficare Dio nei prossimi, che sono la sua immagine.
Mentre la prudenza di chi odia è sospettosa, quella di chi ama è previdente, ovverosia fa la parte che manca per rendere perfetto l’amore, indipendentemente da chi sia imputabile di questa mancanza. Chi ama non vanta pretese, ma assume responsabilità. L’amore che poggia su dei diritti ha già rinunciato alla propria dignità.
Per venire poi alla conclusione della parabola: Dio non può riconoscere le pretese come se fossero amore; le vergini che fanno solo quel poco che basta e quel minimo che è richiesto, non amano, e non sono riconosciute amanti, da chi aveva preparato per loro la festa di un banchetto.

XXXIII Domenica dell'anno lit. A
Trafficare ad ogni costo
Diventare amici del Signore, come sono le persone fidate.
Chi deve assentarsi lascia l'amministrazione dei suoi beni a persone fidate e competenti, ma non per questo rinuncia al loro possesso.
Il Signore sembra assente e, invece, ci tratta come persone qualificate, da cui si aspetta qualcosa di più di quel poco che può dare uno sprovveduto contabile.
Mt. 25, 14 - 30
Chi impedisce agli uomini di trafficare i talenti ricevuti si mette direttamente contro Colui che glieli ha dati, ma chi riesce a trafficarli malgrado ne sia contrastato, salva anche chi glielo avrebbe voluto impedire. Questo perché quando si lavora per il Signore, si costruisce la pace e i soldi della paga valgono il doppio, mentre a fare il male si lavora per il diavolo e i soldi della paga non valgono nemmeno la metà. Tra l’altro, non bisogna nemmeno pensare che il Signore faccia i conti solo alla fine della vita, perché egli torna tra noi in ogni attimo della giornata.
FESTA DI CRISTO RE
Una autorità perfetta 

Gesù re, principio e fine, alfa e omega ha il diritto di giudicare secondo una legge pubblicata nella natura dell'uomo, nel testo vivente del Vangelo, secondo l'ordine dello Spirito.
Egli ha il potere di condannare e di assolvere.
Il valore e la misura di questa legge è pari al valore di chi l'ha pubblicata e di chi la userà per giudicare.
La legge è semplice:
Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero nel bisogno e mi avete aiutato: essa prescrive un amore del prossimo allo stesso livello di quello che ognuno ha nei riguardi di se stesso e perché ogni prossimo è immagine di Dio, al punto che è un altro Cristo, ossia un altro re giudicato, ma anche automaticamente egli stesso giudicante i suoi simili.
Mt. 25, 31 - 46
Perché Gesù è re?
Non solo perché rappresenta tutti gli uomini, ma perché tra lui re e noi, sudditi, esiste un legame che è ‹comunione›, a tal punto che fin nelle ultime membra si vede il Capo. Egli non solo ha un potere sui sudditi, ma questi hanno il potere di diventare lui stesso, per partecipazione. L’autorità di Gesù non consiste in una imposizione, ma si fonda sull’unità che è la perfezione dell’amore. Alle volte si cerca un re per avere un aiuto, e Gesù non ce lo nega, ma il più grande aiuto che egli vuol elargire è di diventare ‹altri Gesù› con un amore pari al suo per tipo, sebbene certamente non per capacità ne per qualità che, in altre parole è simile, anche se non equivalente.




I Domenica di avvento dell'anno lit. A  
Senza costi non ci son frutti
Mille volte corretti e potati dal Signore per non averlo amato, piuttosto d'essere lodati e premiati dal demonio per averlo obbedito.
Cappella - Kissing De
Come il diluvio si abbattè sulla terra sorprendendo gli uomini preoccupati solamente di seguire i propri affari, così sarà la venuta del Signore, come giudice per scegliere o per abbandonare personalmente ogni uomo. 
Gesù avvisa e mette in guardia: "Vegliate! Siate pronti!". 
Vedi Mt. 24, 37-44.


1) Sembra così strano questo discorso del Signore! Non siamo noi i tralci e lui la vite? Non lo abbamo sentito vicino in tutte le difficoltà? Perché ora ci mette paura? 
Ebbene, una persona buona e amabile è sempre una fortuna per chi la conosce, ma è un giudizio e un rimprovero per chi la disconosce. 


2) Gesù ci avverte ancora di vegliare: "Se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa...".
La vigilanza dipende dalla ragione – «se il padrone sapesse» –, ma è motivata dai sentimenti dello spirito: non bisogna essere preoccupati o, peggio, pessimisti come affermano certe filosofie, ma il sentire paura può svegliare una ragione addormentata.


II Domenica di avvento dell'anno lit. A
La speranza 
Chi è modesto si impegna e si corregge. Chi si corregge costruisce la sicurezza del suo futuro.
Maria Alber - Friedberg De
In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”. 
Mt. 3, 1-12


Le folle vanno nel deserto a vedere Giovanni che porta una promessa. Egli rappresenta il vertice ed il sunto di tutte le profezie: la certezza dell’avvento del Messia. Tra le aspirazioni dell’umanità e il suo annuncio c’è una corrispondenza che poggia sulla virtù della speranza. È questa una virtù ardua e delicata insieme, bella e misurata, che richiama tutto il nostro impegno e, nello stesso tempo, promette certezza: è la caratteristica dell’avvento che prepara il Natale.


8 dic. - Festa dell'Immacolata dell'anno lit. A
Partecipe di Dio
L'uomo è un ‹animale partecipe›; se partecipa con, e degli altri uomini, rimane il più evoluto degli animali, se partecipa della volontà di Dio diventa ‹fratello, sorella, madre di Dio›.
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio a Maria, una vergine per proporgli di diventare madre di Dio. E lei rispose: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". 
L’angelo soggiunse: "Nulla è impossibile a Dio. Egli ti parteciperà questa possibilità, senza chiederla a un altro uomo". 
Allora Maria disse: "Ecco, io sono la serva del Signore".
Vedi Lc 1,26-38
Come vedo io la Madonna?
Come una mamma con tanti bambini che, se stanno in casa rompono tutto e fanno disastri, così li lascia andare fuori a giocare, torneranno poi loro, quando avranno fame e saranno stanchi; allora lei li rifocillerà e preparerà per loro un letto caldo per riposare. I bambini si troveranno allora in una casa amica, si ricorderanno sempre della mamma, dimenticheranno invece facilmente i loro castelli fatti di sabbia, lo sporco seminato e il disordine combinato.
Ma perché io vedo la Madonna in questo modo?
Perché il suo amore mi ricorda l'amor di Dio. 


III Domenica di avvento dell'anno lit. A
Le nostre bufere 
Non lamentiamoci per qualche croce: non abbiamo ancora ottenuto il meglio se non abbiamo sopportato il peggio.
S. Maddalena - Fürstenfeldbruch De
Giovanni è in prigione, ma non si lascia abbattere dalla persecuzione: non è una canna sbattuta dal vento. Il Signore ce lo addita come esempio e, nello steso tempo, ci avverte di non sprecare una grazia perché: «Il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui». 
Mt 11, 2-11
Ebbene, se siamo chiamati ad essere più grandi nel regno dei cieli, non facciamoci illusioni ed aspettiamoci bufere e tempeste che, senza la grazia del Signore, alle volte non solo sbattono le canne, ma sembrano perfino sradicare le querce.


IV Domenica di avvento dell'anno lit. A
La verginità di Maria 
Chi è puro ama la purezza e la capisce. È necessario riacquistare sempre una rinnovata purezza, al posto di fermarsi a considerare i propri peccati.
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 
Tutto questo avvenne perché si adempissero le profezie.
Vedi: Mt. 1, 18-24


Dopo tante ricerche scientifiche sulla clonazione si può affermare che oggi noi sappiamo come in teoria non sia impossibile per una vergine avere un figlio. Non è un gran mistero la verginità fisica di Maria, tuttavia è la spiegazione di quell’altro mistero ben più grande che è la sua verginità spirituale.
Non si tratta di un ‹dato di ragione›, ma di un ‹dato di fatto›. Giuseppe ne ha avuto una assicurazione personale, a contatto diuturno con una regina immacolata e con un figlio salvezza del creato.
25 dic. Festa di Natale dell'anno lit. A  
Natale 
Chi non adora Dio, adora un idolo che, alle  volte, è un padrone che non ammette disobbedienze, altre volte invece, è solamente il proprio sé stesso. 
cappella di Reifensbrun - Mering De
Mentre Cesare Augusto ordina il censimento di tutta la terra che gli permette di reclutare soldati e d'incassare proventi, nasce Gesù che cambierà la faccia della terra e aprirà le porte del Cielo.
Vedi Lc. 2, 1 - 14
I pastori sono i primi testimoni del vangelo che avevano udito e visto. 
In quella notte Dio è diventato una realtà che si può conoscere con l’esperienza sensibile; se si dice di non averlo visto e di non averlo udito ci si comporta, in pratica, come chi non crede nemmeno alle cose che capitano in questo mondo e che, magari, non si sono  volute, o non si sono potute capire.

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